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Big society e dibattito pubblico. Alcune linee guida per una comunicazione pubblica più consapevole

Nell’ultimo libro di Stefano Rolando, l’approfondita analisi del rapporto-istituzioni società in Italia. Per restituire “la voce del pubblico” al cittadino. E proporre alcuni percorsi concreti di miglioramento.

Sussidiarietà. Beni comuni. Sfera pubblica. Il dibattito pubblico è oggi costantemente attraversato da queste e altre simili “parole calde”. Ma quanto del significato reale e complesso di queste espressioni arriva al cittadino, che si suppone sempre meno utente e sempre più partecipe del sistema pubblico? Quanto è ancora vivo il dibattito pubblico come arena di costruzione non solo di opinioni e credenze, ma anche di vere e proprie strategie, linee di indirizzo per l’azione delle istituzioni? E che ruolo e che responsabilità ha il mondo dell’informazione in questo processo, anche in termini di etica e professionalità? Ad alcune di queste domande prova a rispondere Stefano Rolando, docente dello Iulm di Milano, nonché direttore della Rivista italiana di comunicazione pubblica, nel suo ultimo libro. Come sottolineato chiaramente dal titolo – La comunicazione pubblica per una grande società. Ragioni e regole per un miglior dibattito pubblico – il testo si propone innanzitutto di suggerire percorsi concreti di miglioramento del rapporto cittadino-istituzioni, a partire dal concetto di Big Society, anche attraverso nuove proposte di regolamentazione in differenti contesti applicativi: dai servizi pubblici all’energia, dalla salute all’educazione, dall’alimentazione alla cultura e al turismo. «L’ipotesi – afferma l’autore – è che debba essere più visibile una comunicazione funzionale al tema di fondo dell’identità competitiva e solidale del paese. Una comunicazione per una società che voglia riappropriarsi delle sue istituzioni, capace di dar voce non propagandisticamente a interessi generali, che veda alleate professionalità pubbliche e private sottratte alla frustrazione dell’eterna delega ad altri». Oltre alle riflessioni dell’autore, il testo contiene numerosi contributi di opinione da parte di un gran numero di esperti nei vari settori pubblici chiamati in causa, tra cui Alberto Abruzzese, Giuliano Amato, Simon Anholt, Gregorio Arena, Fabrizio Barca, Piero Bassetti, Gianni Canova, Antonio Catricalà, Marino Cavallo, Enzo Cheli, Alberto Contri, Fiorella Di Cindio, Giuseppe De Rita, Nadio Delai, Enrico Giovannini, Carlo Jean, Roberto Louvin, Guido Martinotti, Franco Pizzetti, Stefano Rodotà, Stefano Sepe, Claudio Strinati, Marco Vitale, Pierre Zèmor. 

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